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Capitolo VI
I Cappelli Ricamati
«Le cose mi sembrano un po' cambiate» - dissi alla mia guida - «vedo che tutti sono vestiti in modo semplice e modesto, da quando abbiamo iniziato a camminare non ho ancora incontrato sulla mia strada un solo abito dorato: non ho notato né galloni né polsini di pizzo. Ai miei tempi un lusso puerile e rovinoso aveva colpito tutti i cervelli. Un corpo senz'anima veniva sovraccaricato di dorature, l'automa allora assomigliava ad un uomo.»
«E' proprio questo che ci ha portato a disprezzare questa antica livrea dell'orgoglio. Il nostro occhio non si ferma affatto alla superficie. Quando un uomo si è fatto conoscere per essere stato eccellente nella sua arte, non ha bisogno di un abito magnifico né di un ricco arredo per far comprendere i suoi meriti.
«Non ha bisogno né di ammiratori che lo lodino, né di protettori che lo sostengano. Le sue azioni parlano per lui, ogni cittadino è interessato a chiedere per lui la ricompensa che merita.
«Quelli che fanno la sua stessa carriera sono i primi a sollecitare in suo favore. Ciascuno invia una richiesta, in cui sono spiegati in tutta la loro evidenza i servizi che ha reso allo Stato.
«Il Monarca non tralascia mai il suo invito a corte per quest'uomo caro al popolo.
«Conversa con lui per imparare, perché non pensa affatto che lo spirito della sapienza sia innato in lui.
«Mette a profitto le luminose lezioni di colui che ha scelto qualche grande obiettivo come principale scopo delle sue meditazioni. Gli regala un cappello su cui è ricamato il suo nome e questo distintivo vale come quella dei nastri blu, rossi e gialli, che una volta decoravano degli uomini assolutamente sconosciuti alla patria. (24)
«Voi potete immaginare che un nome infame non oserebbe mai mostrarsi davanti ad un pubblico che lo smentirebbe con lo sguardo. Chiunque porta uno di questi cappelli onorevoli può andare dovunque. In qualsiasi momento ha libero accesso ai piedi del Trono, è una legge fondamentale.
«Così quando un principe o un duca non hanno fatto niente per far ricamare il loro nome, godono delle loro ricchezze, ma non hanno nessun segno d'onore. Si vedono passare come si vede passare il cittadino sconosciuto che si mescola e si perde nella folla.
«La politica e la ragione autorizzano insieme questa distinzione, non è offensiva che per quelli che si sentono incapaci di potersi mai migliorare. L'uomo non è abbastanza perfetto per fare il bene soltanto per l'onore di aver fatto bene.
«Ma questa nobiltà, come giustamente potete pensare, è personale, non ereditaria e non acquistabile. A vent'anni il figlio di un uomo illustre si presenta e un tribunale decide se avrà i privilegi di suo padre. «Basandosi sulla sua condotta passata, e talvolta sulle speranze che offre, gli viene confermato l'onore di appartenere ad un cittadino caro alla sua patria. Ma se il figlio di un Achille è un Tersite codardo, distogliamo lo sguardo, gli risparmiamo la vergogna di arrossire alla nostra vista. Scende verso l'oblio tanto più quanto più il nome di suo padre diventa glorioso.
«Ai vostri tempi si sapeva punire il crimine, ma non si dava nessuna ricompensa alla virtù. Era una legislazione molto imperfetta. Tra di noi l'uomo coraggioso che ha salvato la vita ad un cittadino in qualche pericolo, che ha evitato qualche disastro pubblico, che ha fatto qualcosa di grande ed utile, porta il cappello ricamato. (25)
«Il suo nome rispettabile è esposto agli occhi di tutti, cammina davanti a quello che possiede la fortuna più grande, anche di quella di Mida e di Pluto.» (26)
«Questo si può ben immaginare. Ai miei tempi si davano dei cappelli, ma erano rossi. Si andavano a cercare al di là dei mari, non significavano niente, erano desiderati in modo particolare e non so bene per quale titolo li ricevessero.»